I flop informatici – Parte 1
Le grandi società informatiche, come qualunque impresa del resto, sono diventate grandi anche grazie a veri e propri buchi nell’acqua, diventati però base di nuovi progetti più redditizi.
Google, ad esempio, nei suoi enormi piani ha tentato di arrivare un po’ in tutti i settori informatici. Forse il peggiore per l’azienda è stato proprio quello che ha rivoluzionato gli ultimissimi anni: i social network. Uno dei primi tentativi fu Google Buzz, un social network molto simile per interfaccia alla Webmail di BigG. Dopo il primo “boom”, il progetto è diventato un luogo desolato, costringendo la casa ad abbandonarlo dopo nemmeno due anni.
Da questo errore nacque Google Plus, più “distaccato” da Gmail, ponendosi forse come via di mezzo fra Facebook e Twitter. Durante la prima fase di testing la corsa agli inviti per le prime versioni fu quasi folle: inviti furono venduti addirittura su eBay a prezzi improponibili. Tutti i maggiori “big” del settore, Mark Zuckerberg (CEO e fondatore di Facebook) in primis, crearono la loro pagina. Attualmente il progetto deve ancora stabilizzarsi, sembra molto più promettente: ma ora che le iscrizioni sono aperte a tutti persino i fondatori di Google non aggiornano il proprio profilo da qualche mese…
Qualcosa di analogo accadde con il progetto Google Wave: piattaforma “tuttofare” capace di riunire documenti cloud, email, messaggistica istantanea e social network. Tutto comodamente sottomano. Anche questa volta inviti venduti a cifre astronomiche e progetto interrotto dopo solo un anno.
Per quanto riguarda i flop “lato hardware” Microsoft è forse il protagonista più recente.
Microsoft pare che faccia fatica ad entrare nel mondo hardware, forse nel tentativo di emulare (o ostacolare?) Apple. Un esempio fu il Microsoft Zune, un lettore multimediale nato sull’onda dell’iPod Touch: display OLED multitouch, sistema embedded basato su Windows CE con app market, design sobrio e buona capacità di memoria. Ma marketing assolutamente pessimo. Non venne mai commercializzato fuori dagli USA, dove, passato il boom iniziale, non vide mai un vero successo. Di queste “ceneri” Microsoft ha deciso di mantenere il software Zune per la gestione dei nuovi Windows Phone 7, considerati i veri eredi del progetto.
Non andò di certo meglio l’esperienza degli smartphone di Redmond: i Kin Phones, terminali basati su Kin OS e venduti anch’essi solo in USA a prezzi abbastanza competitivi in partnership con Verizon. Probabilmente, a causa del sistema operativo troppo di nicchia (solo due dispositivi, se non si contano i sottomodelli) e la compatibilità con le sole reti EV-DO hanno decretato la morte quasi immediata del progetto.