Programma 101: quando gli Italiani facevano la storia

Erano gli anni ’60, il mondo era ancora turbato dai segni lasciati dalla II Guerra Mondiale, ma allo stesso tempo le superpotenze Americane e Russe si combattevano silenziosamente in un conflitto ideologico che, in un certo senso, contribuì al velocizzarsi del progresso tecnologico. Il 1962 fu un anno importante: i Russi lanciarono nello spazio la prima sonda diretta verso Marte, gli Americani crearono il satellite Telstar che rese possibili le trasmissioni televisive dal vivo e le telefonate a lunga distanza, e un ingegnere, nei laboratori dell’Olivetti, ebbe un sogno. Quell’uomo, che oggi tutti sappiamo essere Pier Giorgio Perotto, descrisse così la nascita della sua idea:
Tra la fine del ’62 e gli inizi del ’64 venne a prendere forma nella mia mente non tanto una soluzione, quanto un sogno; il sogno di una macchina nella quale non venisse solamente privilegiata la velocità o la potenza, ma piuttosto l’autonomia funzionale, che fosse in grado non solo di compiere calcoli complessi, quanto di gestire in modo automatico l’intero procedimento di elaborazione, però sotto il controllo diretto dell’uomo.

Stiamo parlando dell’innovativo Programma 101 (o P101), un calcolatore da scrivania, che  viene considerato il primo personal computer della storia e che fu sviluppato da Perotto, aiutato poi da un team di tencici, per conto dell’Olivetti proprio tra il ’62 e il ’64.
Il P101, inizialmente battezzato “Perottina” dal nome del suo inventore, non era soltanto un capolavoro tecnico e tecnologico per l’epoca, ma risultò innovativo anche da un punto di vista estetico, tanto che l’Olivetti vinse l’Industrial Design Award. Per comprendere la rivoluzione del P101 bisogna pensare che, fino ad allora, i computer erano enormi mainframe gestiti da un personale specializzato. I dirigenti e gli impiegati non avevano alcuna possibilità di accedere ai computer. La Programma 101 ha portato dunque la potenza del calcolatore sulle scrivanie, consentendo a tutti di effettuare operazioni avanzate, che ovviamente allora erano tutti conti matematici o semplici programmi.
Ma non solo: Perotto fece in modo che i dati potessero essere immagazzinati anche a lungo termine, e per farlo sfruttò delle schede magnetiche che consentivano di registrare dati e programmi. Queste schede furono anch’esse una rivoluzione e sono considerabili attualmente le antenate dei floppy-disk che si diffusero negli anni a venire.
Nella pratica la P101 aveva dimensioni ridottissime per l’epoca: era grande solo come una macchina da scrivere, pesava 30kg, e possedeva addirittura un’unità di stampa integrata che permetteva di stampare direttamente su carta alla velocità di 30 battute al secondo. Un qualsiasi impiegato poteva così usufruire del calcolatore utilizzando i programmi preregistrati sulle cartoline magnetiche oppure costruendosi un programma proprio adatto alle sue esigenze e conservarlo nel tempo.

La “Perottina” fu presentata alla fiera di New York nel 1965 ed ottenne un successo enorme, forse anche grazie alla sua economicità: costava soltanto 3200$, mentre un mainframe dell’epoca anche 25.000.
Perotto brevettò la P101 a suo nome, ed in seguito ne vendette i diritti alla Olivetti per la simbolica cifra di 1 dollaro. E, visto il successo, lui stesso affermò che “mai un dollaro fu speso meglio da un’azienda“.
All’epoca, tutti i giornali italiani e americani si scossero per l’invenzione del primo personal computer. Il New York Journal vaticinò: “We may see a computer in every office even before there are two cars in every garage“, che tradotto significa “Potremmo addirittura vedere un computer in ogni ufficio prima che ci siano due macchine in ogni garage”.


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