I flop informatici – Parte 2
(segue)
HP invece, leader nell’ambito hardware, ha sorpreso il mercato acquistando Palm nell’oramai lontano aprile 2010, un’azienda produttrice di palmari nel suo momento di declino. Da questa acquisizione nacque l’HP TouchPad, tablet basato sull’originale ma poco diffuso WebOS di Palm. Presentato a luglio 2011, nell’agosto dello stesso anno dopo l’annuncio della volontà dell’azienda di abbandonare il settore hardware, subì un calo drastico di prezzo (300$ in meno per la versione 16GB), decretando la fine della (breve) vita del tablet.
Una società che è riuscita negli ultimi anni a collezionare solo flop irrisori pare sia Apple. Ma in passato i flop furono tanti: ad esempio il tentativo di Quicktake, una fotocamera digitale nell’era in cui la pellicola era regina: fece della semplicità d’uso la sua caratteristica principale, ma i risultati di vendite non furono dei migliori, nonostante i tre modelli proposti.
Altro tentativo andato male fu quello dell’Apple Pippin, una console di gioco equipaggiata da una versione modificata di Mac OS. A causa di hardware abbastanza obsoleto non fu all’altezza delle controparti Nintendo e Sony, che a metà degli anni Novanta si muovevano nel mondo della grafica 3D.
Non da meno fu il celebre computer palmare e assistente personale Newton, senza dubbio precursore di una categoria oramai stabilizzata su cui si focalizza il mercato odierno. Aveva riconoscimento scrittura e capacità di interfacciarsi con Mac OS tra le sue caratteristiche di punta, ma forse il costo proibitivo (nella politica di Apple da sempre) e le grosse imperfezioni della prima generazione fecero sì che tutti i modelli presentati furono tiepidamente accolti se non portatori di grosse perdite.
Probabilmente questi tre progetti sono andati a fondersi in iPhone: fotocamera semplice e avanzata nella sua categoria e, recentemente, ostacolo ai produttori di console mobili, nonché buon assistente personale.
Ma nemmeno quando si parla di nuovi standard (e quindi di prodotti super partes in linea di massima) mancano i buchi nell’acqua: un flop recente fu quello dell’HD DVD. Fu uno standard che aprì una vera e propria battaglia con il BluRay per accaparrarsi il neonato mercato dell’alta definizione su supporto ottico. Un nome che doveva aiutare i consumatori a mantenere una continuità, nonostante utilizzasse una tecnologia molto simile a quella del suo concorrente: quella a raggio blu, appunto. Probabilmente il buon marketing Sony (principale sostenitore del concorrente) e la capacità maggiore di memorizzazione (50GB nella versione dual layer per il BluRay contro i 45GB del triple layer del HD DVD) decretarono la morte dello standard in poco tempo e l’improvvisa obsolescenza dei (pochi e molto costosi) dispositivi compatibili.
A conti fatti pare che i migliori prodotti siano nati proprio da enormi sbagli: difficilmente si “azzecca” al primo colpo.